No alla cultura dello scarto

bambini

Arriva alla solita ora con i ragazzi seduti al loro posto, si ferma. Uno scambio di saluti fragorosi  e i due fratelli prendono posto sul pulmino con il grande simbolo dell’ handicap. Tornerà a sera a riportare ciascuno alle proprie case.
Mi capita a volte di assistere a questa scena e di vedere questi fratelli,  tutti e due con un grave handicap cerebrale, salire sul pulmino. I loro versi gutturali e il ciondolare della persona lasciano poca speranza in noi che ci diciamo “normali”. Eppure colgo in loro come negli altri, una sorta di allegria, di gioia di ritrovarsi e di stare insieme.
Certamente percepiscono l’affetto che tra di loro si scambiano, l’amore che ricevono dai genitori e dagli educatori.
E il loro cuore? Cosa passa nel loro cuore? Non lo so.
Mi vengono in mente le parole commosse di papa Francesco pronunciate ad Assisi di fronte ai piccoli ospiti disabili del Seraficum:
“Gesù è presente, nascosto in questi bambini, nelle piaghe di questi piccoli, che hanno bisogno di essere ascoltati… come risposta concreta ad una società inquinata purtroppo dalla cultura dello scarto che è opposta a quella dell’accoglienza”.
Mentre Gesù continua a dirci: “quello che avrete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me”.

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