Parole e parole…

Ho appena letto alcune pagine dal Diario di Etty Hillesum, (ragazza ebrea morta a 29 ad Auschwitz).
Scrive:
 «Ho spezzato il mio corpo come se fosse pane e l’ho distribuito agli uomini. Perché no? Erano così affamati, e da tanto tempo».

Parole di una profondità drammatica.
Poi ho aperto il giornale… caduta vertiginosa. Mi sembrava di essere precipitata in un buco nero!
Capisco, un giornale è un giornale,… Ma aldilà delle notizie, salta all’occhio il polso della nostra vita dominata spesso da egoismi, ingiustizie, corruzione,… a tutti i livelli.
 Un “tutti contro tutti”, dove ognuno cerca di salvarsi meglio che può, a qualunque prezzo (dignità compresa). Perché ritiene la sua vita – strapiena di “cose” -, molto importante e alla quale non vuole (e non sa) rinunciare.
In Etty invece, c’è una giovane donna che si dà senza tornaconti. Sino ad andare volontariamente ad Auschwitz, senza ascoltare chi le proponeva di sfruttare occasioni per salvarsi. Perché: 
«… se noi salveremo i nostri corpi e basta dai campi di prigionia, dovunque essi siano, sarà troppo poco. Non si tratta infatti di conservare questa vita a qualunque costo. Ma di come la si conserva».
Parole che pungolano, perché «quei campi di prigionia, dovunque essi siano» a ben guardare, li possiamo trovare anche in noi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *