Terraferma

Avete visto questo film? Io l’ho visto qualche giorno fa su invito di amici. È un film drammatico sugli sbarchi degli immigrati a Lampedusa con il suo carico di tragedia ma anche di semplice, umanissima solidarietà. A mio avviso, figura centrale dell’intera vicenda e fortemente significativa, è Ernesto, il vecchio patriarca che non esita a trarre in salvo sul suo peschereccio un gruppo di clandestini saltati giù dal barcone, buttandosi lui stesso in acqua per soccorrere una donna incinta e suo figlio. Perché così esige la “legge del mare” : salvare è un dovere assoluto! In questa espressione ho letto una profonda ed autentica inculturazione del cristianesimo. L’amore per il prossimo, che è il riconoscimento dovuto ad ogni vita umana al di là delle frontiere e del colore della pelle, è concentrato in una formula – la legge del mare – impressa nelle coscienze di generazioni di pescatori. Di questo “vangelo” è intessuta la statura morale del protagonista al di là di ogni esplicitazione religiosa che nel film è per altro marginale.

Un commento

  1. Teresa testa scrive:

    Condivido il messaggio del film Terraferma, “evangelico” ma non soltanto, perchè è l’espressione della legge morale insita nel cuore dell’uomo, che solo l’egoismo può soffocare.
    Il mare, simbolo del bisogno d’infinito che è dentro di noi,dei nostri sogni, delle nostre attese. L’infinito che ci attira senza esprimere compiutamente il traguardo, lasciandoci la possibilità di affidare l’incertezza dell’esito ad una superiore certezza che ci viene dal cuore, non dalla ragione.L’infinito che parla all’anima,l’infinito che ha scritto nel cuore “la legge del mare”, cioè della solidarietà e della compassione.
    Mi fa riflettere la risonanza dell’esempio del nonno Ernesto su Filippo, due generazioni che non si oppongono, perchè di moralità e generosità genuina e solida. Tutti gli uomini hanno uguali diritti, perchè figli dellostesso padre e nostri fratelli. Solo la ricerca egoistica del benessere e del piacere ci rende indifferenti gli uni agli altri o ,peggio, sopraffattori sui più deboli. E’ un messaggio su cui oggi occorre riflettere.

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