Una pagina bellissima su Maria di J.P.Sartre

mamma con bimbo

Jean Paul Sartre, priginiero dei tedeschi a Treviri nel 1940, scrisse per i suoi compagni del campo di concentramento un testo sul Natale che contiene una pagina bellissima su Maria: «Lo guarda e pensa: questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. È fatta di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Mi rassomiglia. È Dio che mi assomiglia… Un Dio piccolo, che si può prendere nelle braccia e coprire di baci, un Dio caldo che sorride e respira, un Dio che si può tocare e che vive» (Jean Paul Sartre, Bariona o il figlio del tuono: racconto di Natale per cristiani e non cristiani).
Il valore di questo racconto non sta nella conversione (che non ci fu) del protagonista o in un lieto fine scontato, ma nella verità di ciò che descrive: in queste pagine Sartre ci fa scoprire il dramma della libertà umana, tutto il dolore e la grandezza dell’uomo, e insieme la sua commozione di fronte all’incarnazione del Cristo. Viene rappresentato un Natale pienamente umano e misteriosamente divino, che si pone come unica possibilità dell’uomo di tornare a sperare.

 

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